Procedono i lavori sul fondo della grotta denominata Luftloch, a circa 250 m di profondità. Qualche volta è necessario l'intervento di poche persone che operano con attenzione nell'individuare i labili segnali dell'aria per trovare la prosecuzione, altre volte servono squadre più numerose per spostare e accatastare materiali.
Domenica, essendo necessaria una forte azione al fine di eliminare definitivamente la formazione di un laghetto pensile molto fastidioso, è stato chiesto un aiuto ai nostri amici d'oltre confine, che hanno risposto numerosi.
Così, in mattinata, sono scesi in Luftloch ben 16 speleo, con incobenze e compiti diversi: chi ha scavato, chi ha riparato l'impianto di aspirazione dell'aria, chi ha semplicemente visto in anteprima la grotta che presto arriverà al fiume Timavo.
Sono scesi in grotta, oltre a Marco, Piero, Luca e Paolo, i seguenti
speleologi: Matjaž Božič (DZRJ Simon Robič Domžale), Katarina Šeme (DZRJ
Simon Robič Domžale), Matej Blatnik (Društvo za raziskovanje jam
Ljubljana), Vasja Zaman (Jamarsko društvo Danilo Remškar Ajdovščina),
Toni Ahčin (Jamarsko društvo Carnium Kranj), Robert Rehar (Jamarsko
društvo Danilo Remškar Ajdovščina), Tina Bizjak (Koroško šaleški
jamarski klub Speleos - Siga Velenje), Andrej Hliš (Koroško šaleški
jamarski klub Speleos - Siga Velenje), Dejan Praprotnik Citrar (Jamarsko
društvo Carnium Kranj), Zdenka Žitko (Jamarsko društvo Logatec), Jaka
Jakofčič (Jamarsko društvo Sežana), Claudio Bratos (Jamarski Odsek
SPDTrst). Speriamo di non aver dimenticato qualcuno…
La foto che segue è stata scattata da Jaka
Jakofčič (Jamarsko društvo Sežana).
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mercoledì 10 febbraio 2016
sabato 3 ottobre 2015
Situazione dinamica alla Luftloch
Nelle ultime uscite la progressione dei lavori è stata facilitata dal
fatto che, anziché seguire una fessura centimetrica rendendola
transitabile, si doveva allargare un meandrino di misure
ragionevoli rispetto a quelle precedenti.
Così in poche uscite, dopo aver reso agibile detto meandrino, siamo riusciti a raggiungere uno slargo di dimensioni finalmente umane.
In questo slargo, una specie di cengia che scendeva dal soffitto nascondeva la prosecuzione. Eliminatola, abbiamo potuto illuminare il soffitto concrezionato di un nuovo ambientino.
Con poco lavoro, sbancata una dunetta d'argilla, siamo riusciti - strisciando - ad accedere a questo piccolo vano, dove è stata individuata una sicura prosecuzione, semi ostruita da una tozza stalattite. Oltre si scorge un ulteriore piccolo vano, che raggiungeremo a breve scavando un passaggio più comodo ed abbassando il pavimento argilloso.
La prosecuzione evidente lascia pochi dubbi ed il ritrovamento dei resti di uno pterostichus conferma l'osservazione di un esemplare vivo avvenuta nel 2010.
Così in poche uscite, dopo aver reso agibile detto meandrino, siamo riusciti a raggiungere uno slargo di dimensioni finalmente umane.
In questo slargo, una specie di cengia che scendeva dal soffitto nascondeva la prosecuzione. Eliminatola, abbiamo potuto illuminare il soffitto concrezionato di un nuovo ambientino.
Con poco lavoro, sbancata una dunetta d'argilla, siamo riusciti - strisciando - ad accedere a questo piccolo vano, dove è stata individuata una sicura prosecuzione, semi ostruita da una tozza stalattite. Oltre si scorge un ulteriore piccolo vano, che raggiungeremo a breve scavando un passaggio più comodo ed abbassando il pavimento argilloso.
La prosecuzione evidente lascia pochi dubbi ed il ritrovamento dei resti di uno pterostichus conferma l'osservazione di un esemplare vivo avvenuta nel 2010.
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| Resti dello pterostichus, segno della vicinanza del fiume (foto Max Blocher) |
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| La prosecuzione da allagare (foto Max Blocher) |
lunedì 10 agosto 2015
Immagini dal profondo
Dopo aver parlato delle ultime novità emerse dal fondo della Luftloch, presentiamo anche alcune foto relative all'ultima giornata di lavoro. Le immagini sono state scatta dall'amico Matteo Cavanna.
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| Marco e Matteo all'ingresso della Luftloch (Foto M. Cavanna) |
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| Marco all'opera con il demoltore (Foto M. Cavanna) |
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| La prosecuzione da cui esce l'aria (Foto M. Cavanna) |
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| Si scava anche con le unghie... (Foto M. Cavanna) |
sabato 1 agosto 2015
E diamo qualche numero...
Guardando in archivio, abbiamo ripescato una relazione che risale all'inizio del 2014.
Dopo averla preparata, l'avevamo fatta leggere a qualche amico: qualcuno è rimasto meravigliato, altri si sono dimostrati scettici, altri ancora non hanno capito nulla...
Si tratta di un testo che riporta pensieri, considerazioni e idee a flusso libero, una specie di brain stormig speleologico.
Oggi, con il progredire degli scavi alla grotta Luftloch pensiamo che quanto scritto più di un anno fa possa diventare finalmente d'attualità, per cui abbiamo pensato di pubblicare detta relazione.
Come scritto nel testo, "ulteriori commenti li faremo quando avremo i nostri stivali finalmente immersi nelle acque profonde della grotta...".
Scarica la relazione intitolata GROTTE SOFFIANTI, UN PO' DI NUMERI.
Dopo averla preparata, l'avevamo fatta leggere a qualche amico: qualcuno è rimasto meravigliato, altri si sono dimostrati scettici, altri ancora non hanno capito nulla...
Si tratta di un testo che riporta pensieri, considerazioni e idee a flusso libero, una specie di brain stormig speleologico.
Oggi, con il progredire degli scavi alla grotta Luftloch pensiamo che quanto scritto più di un anno fa possa diventare finalmente d'attualità, per cui abbiamo pensato di pubblicare detta relazione.
Come scritto nel testo, "ulteriori commenti li faremo quando avremo i nostri stivali finalmente immersi nelle acque profonde della grotta...".
Scarica la relazione intitolata GROTTE SOFFIANTI, UN PO' DI NUMERI.
martedì 21 luglio 2015
Novità dalla Luftloch
Qualcosa si sta finalmente muovendo sul fondo della Luftloch e Marco Restaino ha scritto alcune righe per condividere con tutti noi le recenti novità.
Le ultime due discese
nella Luftloch sono state di gran
soddisfazione... L' ultimo anno l'abbiamo passato a creare, allargando una
stretta fessura sott'acqua, un cunicolo orizzontale di quasi sei metri (dopo i
precedenti sette metri verticali scavati seguendo una fessura millimetrica).
Ormai ci avevamo quasi
fatto il callo a scavare senza gratificazioni, prima quasi nella roccia viva, poi
a seguire una fessura allagata, nella quale solo timidi segnali durante le piene
(o meglio durante le fasi calanti di aspirazione) ci indicavano per qualche ora
la via da seguire...
Meno d'un mese fa, però,
una piccola piena ci mette in allerta.
La Luftloch, curiosamente, sembra soffiare un po' di più (sempre
proporzionalmente) rispetto alle altre grotte che monitoriamo, un soffio sui 50
km/h. Alla Lazzaro Jerko, invece, i
km/h sono 40... Strano e da riconfermare il dato, poiché ad incrementi di acqua
a livelli così bassi di magra, i dati da anni ci davano sempre il contrario.
Comunque, nonostante la
pienuncola così modesta, la mattina successiva siamo ugualmente andati a
controllare se le grotte davano già segnali di aspirazione. Alla Luftloch ci vogliono normalmente grosse
piene per apprezzare l'aspirazione, ma quella mattina, nonostante la
micropiena, un soffio di 20 km/h entrava dalla feritoia della botola. Mai
visto la Luftloch aspirare tanto!
Così ci si imbraga e si
scende... al diavolo il lavoro!
Discesa rapida e, a quaranta
metri dal fondo, già i primi curiosi rumoracci...
Mi infilo nel frastuono
del cunicolo finale arrivando sul fronte scavo, dove posso osservare una
pozzanghera intermittente con acqua che si muove ad intervalli irregolari e con
risucchi violenti.
Mi metto le cuffie, in
quanto i rumori sono così forti da esser addirittura fastidiosi. Mi
tranquillizzo e mi ambiento qualche minuto: la grotta è come se fosse in
risonanza ed i colpi d'aria e le vibrazioni fanno star male il corpo, come
esser attaccati ad una cassa stereo coi toni bassi in continuo.
Provo il demolitore, ma
non lo sento. I rumori ambientali coprono tutto.
Mi metto al lavoro e constato
che ogni tanto il risucchio diventa costante, fluido e non intermittente. Siamo
forse vicini alla fine del piccolo sifone?
Poi l'acqua scende
nuovamente, ricreando la pozzanghera e nuovamente... singhiozzi d'aria.
Continuo lo scavo per
otto ore (tanto i fumi del demolitore vengono aspirati in pochi secondi...) e
penso che ci siamo. Levo materiale, spingo la testa più in fondo possibile e
lascio la grotta con quest’ultima immagine: l'acqua che va in salita, risucchiata
dall'aspirazione.
Dieci giorni dopo riscendiamo
e nuovamente inizio a dubitare delle mie facoltà mentali: sul fondo tutto tace e nulla fa
ricordare i giochi della natura ammirati e temuti la volta precedente.
Lavoriamo per un’oretta.
Per me l'ultimo diaframma prima di superar il sifone doveva essere la lama che abbatto
con pochi colpi di mazza, ma dietro una parete piatta non fa presagire nulla di
buono. Continuo a forare con il demolitore: nel buco a destra avanzo per 40 centimetri,
nel buco a sinistra dopo soli 10 centimetri mi fermo.
«Hai visto?»
«Cosa?»
«Mi è sembrato che dalla
punta ci sia stato come uno sbuffo di polvere...»
«Sarà il demolitore che
fuma.»
Guardo il demolitore e
non fuma. «Vabbè, sarà il demolitore...»
Dopo altri 10 centimetri:
di nuovo!
Tiro fuori la punta e
tutto tace.
Rimetto dentro, corre
per i venti centimetri già fatti e ne fa' altri venti in pochi secondi.
Tiro fuori nuovamente la
punta.
Polvere in viso, un
fischio, aria sulla fronte: Habemus
baricam.
Dopo 15 anni abbiamo
beccato finalmente il respiro della grotta. Non il soffio irregolare della
piena, che si manifestava solo quando si vuotava in un senso o nell'altro il
laghetto sifonante, ma il soffio continuo e regolare che ora ci indica che la via, anche
se ancora non transitabile, è finalmente aperta.
Abbiamo lavorato ancora
qualche ora allargando la fessura, che ora non fischia più, ma presenta un
soffio morbido e costante. Da oggi, finalmente, non servirà più scendere con le
piene per trovar la via, scenderemo solo per il piacere di assistere alla nostra
"bora sotterranea"
I valori di ossigeno
aumenteranno ulteriormente, sia per il rimescolio costante provocato dall’aria
barica, sia perché le quantità di aria in uscita ed in entrata, durante le
piene, saranno finalmente equivalenti.
Probabilmente la grotta soffierà
anche maggiormente. Ormai l'aria non ha più motivi per trovarsi altre
strade secondarie rispetto all'autostrada che le abbiamo aperto.
E' tutto, a presto, Marco
martedì 26 agosto 2014
Lufloch su Il Piccolo
Anche nella quarta puntata del reportage "Cercando il Timavo" di Piero Spirito, pubblicato sul quotidiano locale Il Piccolo, si parla nuovamente di noi.
Questa volta l'articolo si intitola "Nei cantieri sottoterra da anni si dà la caccia al fiume che non c'è" e racconta dei vari lavori intrapresi dagli speleologi locali per cercare il corso sotterraneo del fiume Timavo.
Ovviamente si accenna anche della grotta Lazzaro Jerko, scavata dalla Commissione Grotte E. Boegan nel 1999, ma la parte del leone la fa la nostra Luftloch. Piero Spirito descrive una sua discesa nella parte iniziale della cavità, spiega le tante difficoltà incontrate ed intervista il "giovane esploratore" Marco Restaino. Parlando delle varie ipotesi maturate negli ultimi anni studiando il comportamento della cavità durante le piene del Timavo e i flussi d'aria uscenti in tali occasioni dall'ingresso della grotta, Marco si sbilancia anche nel dare alcune previsioni sulle dimensioni della caverna finale che sarà trovata alla fine degli scavi. E' un piccolo azzardo, in quanto ci sono molteplici meccanismi che intercorrono nella formazione delle correnti d'aria che si scatenano nei momenti di piena, ma se alla fine le previsioni si riveleranno esatte sarà una grande soddisfazione l'essere riusciti a dimensionare un vano non ancora scoperto.
L'articolo inizia e finisce con una citazione che noi conosciamo bene: "Il Timavo è un sogno, un sogno che stiamo cercando di far avverare metro dopo metro". Speriamo che i lavori intrapresi (si scava nella Luftloch da 14 anni...) si concludano presto, e con successo.
L'articolo è scaricabile al seguente link.
Questa volta l'articolo si intitola "Nei cantieri sottoterra da anni si dà la caccia al fiume che non c'è" e racconta dei vari lavori intrapresi dagli speleologi locali per cercare il corso sotterraneo del fiume Timavo.
Ovviamente si accenna anche della grotta Lazzaro Jerko, scavata dalla Commissione Grotte E. Boegan nel 1999, ma la parte del leone la fa la nostra Luftloch. Piero Spirito descrive una sua discesa nella parte iniziale della cavità, spiega le tante difficoltà incontrate ed intervista il "giovane esploratore" Marco Restaino. Parlando delle varie ipotesi maturate negli ultimi anni studiando il comportamento della cavità durante le piene del Timavo e i flussi d'aria uscenti in tali occasioni dall'ingresso della grotta, Marco si sbilancia anche nel dare alcune previsioni sulle dimensioni della caverna finale che sarà trovata alla fine degli scavi. E' un piccolo azzardo, in quanto ci sono molteplici meccanismi che intercorrono nella formazione delle correnti d'aria che si scatenano nei momenti di piena, ma se alla fine le previsioni si riveleranno esatte sarà una grande soddisfazione l'essere riusciti a dimensionare un vano non ancora scoperto.
L'articolo inizia e finisce con una citazione che noi conosciamo bene: "Il Timavo è un sogno, un sogno che stiamo cercando di far avverare metro dopo metro". Speriamo che i lavori intrapresi (si scava nella Luftloch da 14 anni...) si concludano presto, e con successo.
L'articolo è scaricabile al seguente link.
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| Parte iniziale in frana della Luftloch (Foto S. Savini) |
venerdì 9 maggio 2014
Lo sospettavamo da anni...
Dopo una piccola sosta di ripensamento, sono ripartiti
nuovamente i lavori di scavo alla Luftlöch.
E’ stato necessario ripristinare i tubi dell'aria che, a causa di numerose piene, avevano subito qualche danneggiamento. Abbiamo testato l'impianto elettrico e fatto lavorare un po’ il demolitore, opportunamente "tagliandato" dopo l'aver passato qualche settimana sotto acqua.
Nei mesi precedenti ci sono state discese finalizzate alla manutenzione, al recupero dell’attrezzatura e, in occasioni delle piene, alla verifica del nuovo punto di scavo. Lunedì 5 maggio 2014, invece, ci siamo trovati in presenza di una situazione meteorologicamente "normale", nessun innalzamento delle acque profonde, nessun soffio o aspirazione, niente pioggia all’esterno.
Dopo aver messo qualche staffa per agevolare la discesa negli ultimi sette metri scavati a forza nella viva roccia, ci siamo accorti che alla base del nuovo ambientino trovato c’era un bel pozzangherone (chiamarlo laghetto sarebbe esagerato…). Un piccolo bacino d’acqua che chiudeva la via dell’aria verso i futuri ambienti, una sorta di sifoncino.
Lo sospettavamo da anni e, nonostante il disagio derivato dal dover lavorare in "umido", non possiamo negare un minimo di soddisfazione per aver intuito già da qualche tempo la presenza di questo piccolo sifone pensile, senza averlo mai visto ma interpretando solamente il comportamento dell'aria durante le piene.
In poche parole i segnali evidenti erano tre:
- la cattiva qualità dell’aria nonostante le grandi cubature espulse;
- il bilancio tra l’aria espulsa e quella aspirata, che invece di risultare pari a zero è sempre stato
maggiore in espulsione;
- l'assenza di aria barica in profondità.
La presenza di un sifoncino era quindi la nostra risposta e, alla profondità di 250 m, il sifoncino è stato trovato.
L'acqua in fase di rimonta è quasi sempre più veloce dell'acqua in fase calante.
Negli ambienti di profondità che ancora ci attendono, la pressione dell’aria durante la piena aumenta notevolmente, forzando l'aria attraverso il sifoncino, riempiendo d'acqua gli ultimi metri di scavo, generando l'effetto Blocher (vedi il post di data 2 febbraio 2013) e provocando flussi d’aria di oltre 100 km/h di velocità alla botola d’ingresso.
In aspirazione le cose sono invece molto più calme e lente. La decompressione della caverna finale permette lo svuotamento “verso valle” del sifoncino solo per brevi momenti, creando una forte e ritmata aspirazione (non continua, ma a impulsi).
Quando poi la forza aspirante generata dalla caverna in decompressione non riesce più a superare l’ostacolo formato dal sifoncino, la grotta principale (la Luftlöch) interrompe il flusso e, per raggiungere l’equilibrio, l’aria viene aspirata da chissà quali passaggi a noi sconosciuti.
E proprio quest’aspirazione diffusa, probabilmente collegata a piccole fessure, a frane di fondo dolina o a grotte che mai vedranno la luce, che potrebbe influire sui valori di CO2 riscontrati all’interno della Luftlöch.
Negli ultimi mesi i periodi di aspirazione sono aumentati, probabilmente a causa dei 7 m di stretta fessura che abbiamo allargato e che ora favoriscono il passaggio dell’aria.
Ultimo tassello, la mancanza di aria barica in profondità: è rilevabile all’ingresso, va perdendosi scendendo, sul fondo nulla... sempre per colpa del sifoncino.
E' quasi come un giallo ma pian piano tutti i tasselli iniziano a combaciare.
Siamo molto fiduciosi che una volta superato il sifoncino, inizieremo a rilevare non solo l’aria barica ma anche valori in aspirazione che saranno finalmente bilanciati con quelli di espulsione.
Intanto gli scavi procedono.
Scritto da Marco Restano
E’ stato necessario ripristinare i tubi dell'aria che, a causa di numerose piene, avevano subito qualche danneggiamento. Abbiamo testato l'impianto elettrico e fatto lavorare un po’ il demolitore, opportunamente "tagliandato" dopo l'aver passato qualche settimana sotto acqua.
Nei mesi precedenti ci sono state discese finalizzate alla manutenzione, al recupero dell’attrezzatura e, in occasioni delle piene, alla verifica del nuovo punto di scavo. Lunedì 5 maggio 2014, invece, ci siamo trovati in presenza di una situazione meteorologicamente "normale", nessun innalzamento delle acque profonde, nessun soffio o aspirazione, niente pioggia all’esterno.
Dopo aver messo qualche staffa per agevolare la discesa negli ultimi sette metri scavati a forza nella viva roccia, ci siamo accorti che alla base del nuovo ambientino trovato c’era un bel pozzangherone (chiamarlo laghetto sarebbe esagerato…). Un piccolo bacino d’acqua che chiudeva la via dell’aria verso i futuri ambienti, una sorta di sifoncino.
Lo sospettavamo da anni e, nonostante il disagio derivato dal dover lavorare in "umido", non possiamo negare un minimo di soddisfazione per aver intuito già da qualche tempo la presenza di questo piccolo sifone pensile, senza averlo mai visto ma interpretando solamente il comportamento dell'aria durante le piene.
In poche parole i segnali evidenti erano tre:
- la cattiva qualità dell’aria nonostante le grandi cubature espulse;
- il bilancio tra l’aria espulsa e quella aspirata, che invece di risultare pari a zero è sempre stato
maggiore in espulsione;
- l'assenza di aria barica in profondità.
La presenza di un sifoncino era quindi la nostra risposta e, alla profondità di 250 m, il sifoncino è stato trovato.
L'acqua in fase di rimonta è quasi sempre più veloce dell'acqua in fase calante.
Negli ambienti di profondità che ancora ci attendono, la pressione dell’aria durante la piena aumenta notevolmente, forzando l'aria attraverso il sifoncino, riempiendo d'acqua gli ultimi metri di scavo, generando l'effetto Blocher (vedi il post di data 2 febbraio 2013) e provocando flussi d’aria di oltre 100 km/h di velocità alla botola d’ingresso.
In aspirazione le cose sono invece molto più calme e lente. La decompressione della caverna finale permette lo svuotamento “verso valle” del sifoncino solo per brevi momenti, creando una forte e ritmata aspirazione (non continua, ma a impulsi).
Quando poi la forza aspirante generata dalla caverna in decompressione non riesce più a superare l’ostacolo formato dal sifoncino, la grotta principale (la Luftlöch) interrompe il flusso e, per raggiungere l’equilibrio, l’aria viene aspirata da chissà quali passaggi a noi sconosciuti.
E proprio quest’aspirazione diffusa, probabilmente collegata a piccole fessure, a frane di fondo dolina o a grotte che mai vedranno la luce, che potrebbe influire sui valori di CO2 riscontrati all’interno della Luftlöch.
Negli ultimi mesi i periodi di aspirazione sono aumentati, probabilmente a causa dei 7 m di stretta fessura che abbiamo allargato e che ora favoriscono il passaggio dell’aria.
Ultimo tassello, la mancanza di aria barica in profondità: è rilevabile all’ingresso, va perdendosi scendendo, sul fondo nulla... sempre per colpa del sifoncino.
E' quasi come un giallo ma pian piano tutti i tasselli iniziano a combaciare.
Siamo molto fiduciosi che una volta superato il sifoncino, inizieremo a rilevare non solo l’aria barica ma anche valori in aspirazione che saranno finalmente bilanciati con quelli di espulsione.
Intanto gli scavi procedono.
Scritto da Marco Restano
mercoledì 28 agosto 2013
Aggiornamento sulla Luftloch
Dopo il grande l'impegno legato alla spedizione degli spelosub francesi, si ritorna ad affrontare i nostri soliti temi d'indagine, fra i quali non può che spiccare lo scavo alla Luftloch.
Merita quindi fare un breve riepilogo sullo stato dei lavori.
All'inizio dell'anno avevamo trovato un mini meandrino e non sapevamo se scavare a destra o a sinistra. Per avere indicazioni più precise abbiamo aspettato la piena ed invece di identificare il passaggio abbiamo assistito a quello che abbiamo chiamato l'effetto blocher (vedi il post dedicato).
In seguito sono state fatte diverse uscite al fine di sistemare i materiali di risulta degli scavi e per pulire ed allargare la zona dove abbiamo trovato le due fessure. Consapevoli del fatto che scendere con una piena non sarebbe servito a nulla, visto l' accumulo di acqua proprio in quel punto, siamo scesi invece in un periodo di aspirazione della grotta. Difatti di acqua neanche l'ombra, ma l'indicazione chiara di una nuova direzione da seguire, ovviamente dove meno ce l'aspettavamo. Ad intuito pensavamo che la fessura giusta fosse quella di destra ed invece ad aspirare, con tanto di fischio, era quella opposta! Solo un'altra giornata di lavoro e finalmente si è apero un modesto ambientino, lungo 2 m, alto 1 m e largo 1,5 m, ma rispetto ai precendenti 7 m di fessurina milimetrica allargata in artificiale ci è sembrato quasi un vano enorme!
Tra poco le piogge di fine estate ci daranno nuove indicazioni...
Abbiamo constatato come, da qualche mese, i valori di ossigeno siano leggermente aumentati, ed anche come i periodi di aspirazione della grotta si siano intensificati: questi segnali ci fanno ben sperare, se non addirittura presagire, che nelle prossime uscite ci possa essere qualche piccola lieta sorpresa. Potrebbe essere che - sbancando quei 7 m di micro fessura - sia stato finalmente superato un grosso ostacolo per quanto riguarda la quantità e qualità dell'aria, e che quindi ora non ci attendano più ulteriori metri di fessura quasi inesistente da seguire... chissà...
Merita quindi fare un breve riepilogo sullo stato dei lavori.
All'inizio dell'anno avevamo trovato un mini meandrino e non sapevamo se scavare a destra o a sinistra. Per avere indicazioni più precise abbiamo aspettato la piena ed invece di identificare il passaggio abbiamo assistito a quello che abbiamo chiamato l'effetto blocher (vedi il post dedicato).
In seguito sono state fatte diverse uscite al fine di sistemare i materiali di risulta degli scavi e per pulire ed allargare la zona dove abbiamo trovato le due fessure. Consapevoli del fatto che scendere con una piena non sarebbe servito a nulla, visto l' accumulo di acqua proprio in quel punto, siamo scesi invece in un periodo di aspirazione della grotta. Difatti di acqua neanche l'ombra, ma l'indicazione chiara di una nuova direzione da seguire, ovviamente dove meno ce l'aspettavamo. Ad intuito pensavamo che la fessura giusta fosse quella di destra ed invece ad aspirare, con tanto di fischio, era quella opposta! Solo un'altra giornata di lavoro e finalmente si è apero un modesto ambientino, lungo 2 m, alto 1 m e largo 1,5 m, ma rispetto ai precendenti 7 m di fessurina milimetrica allargata in artificiale ci è sembrato quasi un vano enorme!
Tra poco le piogge di fine estate ci daranno nuove indicazioni...
Abbiamo constatato come, da qualche mese, i valori di ossigeno siano leggermente aumentati, ed anche come i periodi di aspirazione della grotta si siano intensificati: questi segnali ci fanno ben sperare, se non addirittura presagire, che nelle prossime uscite ci possa essere qualche piccola lieta sorpresa. Potrebbe essere che - sbancando quei 7 m di micro fessura - sia stato finalmente superato un grosso ostacolo per quanto riguarda la quantità e qualità dell'aria, e che quindi ora non ci attendano più ulteriori metri di fessura quasi inesistente da seguire... chissà...
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| Marco in uscita dopo i lavori in profondità (foto Paolo Guglia) |
mercoledì 27 febbraio 2013
In Massoneria si parla di speleologia
La Società Adriatica di Speleologia si fa notare ancora.
Infatti, vuoi per la giovinezza ed il carisma dei suoi membri, vuoi per la qualità del suo operato, è stata invitata più volte ed in svariati ambienti, a presentare il documentario della National Geographic “Alla Ricerca del Fiume Nascosto” (regista Tullio Barnabei), alla quale realizzazione ha partecipato.
Questa volta però, martedì 19 febbraio, alle ore 20, la consueta presentazione, si è tenuta in uno degli ambienti più particolari di Trieste: l’ “Associazione Ricerche Storiche espressione del Rito Scozzese Antico ed Accettato” presso il Circolo Gymnasium, in Corso Umberto Saba.
Ma qual è il nesso, ci si chiederà, tra l’ARS, il documentario e, soprattutto, l’Adriatica?
E come hanno fatto questi giovani e volenterosi “Grottenarbaiter”, ad inserirsi ed a far sentire la propria voce anche in questa ristretta cerchia di persone?
L’Associazione Ricerche Storiche è, come si autodefinisce, “un gruppo di uomini liberi da ogni pregiudizio che, ripudiando ogni concezione astratta e dogmatica, intendono affrontare le loro ricerche con criteri strettamente storici, nei campi più diversi”.
Ed ecco il collegamento.
La ricerca del Timavo, obiettivo perpetuato con passione e perseveranza dalla Società Adriatica, è una “ricerca storica”, ma non solo: essa è un concetto intrinseco di simbolismi ed ancestrali significati; il Fiume Nascosto, con le sue acque pure e tumultuose, è metafora non solo di Vita ma, soprattutto, di Valori Umani, di Verità e di Conoscenza, ormai celati nell’oscurità della nostra cinica società, dedita e fedele all’intolleranza ed alle discriminazioni.
La serata è stata introdotta da Giuseppe Antonione dell’ARS: con un breve ma ricercato discorso, permeato d’orgoglio triestino, l’uomo ha delucidato ai presenti, soprattutto a chi di Timavo e grotte non è un esperto, i temi principali del documentario e le motivazioni che spingono arditi speleologi a calarsi nelle viscere della Terra.
Citando un’emblematica espressione alchemica “Visita l’interno della Terra e, rettificando, troverai la Pietra Nascosta”, conclude e passa la parola al produttore del documentario in questione.
Michele Milossi, fondatore della casa di produzione “Fantastificio” di Trieste, ha partecipato attivamente alle riprese del film e presa parola, ricordando le immense fatiche per trasportare le tonnellate di materiale per decine di chilometri di pozzi e gallerie ipogei, ha ringraziato profondamente tutti gli speleologi che hanno aiutato a compiere quest’immensa impresa.
Anch’egli ha concluso il suo discorso con un’espressione paradigmatica, sicuramente sentita e condivisa da tutti gli speleologi: “La speleologia è una disciplina meravigliosa ed incomprensibile; in nessun luogo faticherai quanto in grotta, ma è una fatica sana, che fa bene allo Spirito.”
Conclusasi la presentazione del film, tra plausi ed espressioni compiaciute, ha preso, finalmente, la parola il protagonista della serata: Marco Restaino.
Marco Restaino, classe 1983, massone e membro della Società Adriatica di Speleologia, è uno dei più giovani ed attivi ricercatori del Timavo.
Tra i protagonisti del film della National Geographic, sa far parlare di sé in svariati ambiti ed a quanto pare, si sta facendo notare non solo nell’ambiente speleologico, ma anche in situazioni autorevoli come l’Associazione Ricerche Storiche, realtà triestina del culto massonico.
Grazie alla sua famigliarità con i “fratelli” presenti ed alla sua risaputa cultura riguardante il Reka, ha sapientemente illustrato il suo punto di vista nei confronti degli argomenti del documentario, dedicandosi non tanto alla parte puramente prosaica del tema, ma incentrandosi sulle persone che indirizzano la propria vita a cercare e studiare il Fiume Nascosto.
-La parola chiave della serata è “Ricerca”- spiega Restaino – intesa non solo come ricerca pratica delle Acque, ma come “Ricerca” di sé stessi e della Verità insita in ognuno di noi.
La grotta non dev’essere vista come uno spazio oscuro, saturo di pericoli e fatica; essa è un luogo solenne, un perfetto gabinetto di riflessione naturale.-
La serata si è conclusa in un clima di letizia e fratellanza; i presenti sono tornati a casa con il cuore più leggero, sicuri del fatto che esistono ancora dei giovani per i quali la Passione è la fiamma ed il motore dell’intelletto e della vita stessa, e che rappresentano con onestà e decoro i principi che l’Associazione Ricerche Storiche e la Società Adriatica di Speleologia portano avanti.
(Testo di Giorgia de Colle)
Infatti, vuoi per la giovinezza ed il carisma dei suoi membri, vuoi per la qualità del suo operato, è stata invitata più volte ed in svariati ambienti, a presentare il documentario della National Geographic “Alla Ricerca del Fiume Nascosto” (regista Tullio Barnabei), alla quale realizzazione ha partecipato.
Questa volta però, martedì 19 febbraio, alle ore 20, la consueta presentazione, si è tenuta in uno degli ambienti più particolari di Trieste: l’ “Associazione Ricerche Storiche espressione del Rito Scozzese Antico ed Accettato” presso il Circolo Gymnasium, in Corso Umberto Saba.
Ma qual è il nesso, ci si chiederà, tra l’ARS, il documentario e, soprattutto, l’Adriatica?
E come hanno fatto questi giovani e volenterosi “Grottenarbaiter”, ad inserirsi ed a far sentire la propria voce anche in questa ristretta cerchia di persone?
L’Associazione Ricerche Storiche è, come si autodefinisce, “un gruppo di uomini liberi da ogni pregiudizio che, ripudiando ogni concezione astratta e dogmatica, intendono affrontare le loro ricerche con criteri strettamente storici, nei campi più diversi”.
Ed ecco il collegamento.
La ricerca del Timavo, obiettivo perpetuato con passione e perseveranza dalla Società Adriatica, è una “ricerca storica”, ma non solo: essa è un concetto intrinseco di simbolismi ed ancestrali significati; il Fiume Nascosto, con le sue acque pure e tumultuose, è metafora non solo di Vita ma, soprattutto, di Valori Umani, di Verità e di Conoscenza, ormai celati nell’oscurità della nostra cinica società, dedita e fedele all’intolleranza ed alle discriminazioni.
La serata è stata introdotta da Giuseppe Antonione dell’ARS: con un breve ma ricercato discorso, permeato d’orgoglio triestino, l’uomo ha delucidato ai presenti, soprattutto a chi di Timavo e grotte non è un esperto, i temi principali del documentario e le motivazioni che spingono arditi speleologi a calarsi nelle viscere della Terra.
Citando un’emblematica espressione alchemica “Visita l’interno della Terra e, rettificando, troverai la Pietra Nascosta”, conclude e passa la parola al produttore del documentario in questione.
Michele Milossi, fondatore della casa di produzione “Fantastificio” di Trieste, ha partecipato attivamente alle riprese del film e presa parola, ricordando le immense fatiche per trasportare le tonnellate di materiale per decine di chilometri di pozzi e gallerie ipogei, ha ringraziato profondamente tutti gli speleologi che hanno aiutato a compiere quest’immensa impresa.
Anch’egli ha concluso il suo discorso con un’espressione paradigmatica, sicuramente sentita e condivisa da tutti gli speleologi: “La speleologia è una disciplina meravigliosa ed incomprensibile; in nessun luogo faticherai quanto in grotta, ma è una fatica sana, che fa bene allo Spirito.”
Conclusasi la presentazione del film, tra plausi ed espressioni compiaciute, ha preso, finalmente, la parola il protagonista della serata: Marco Restaino.
Marco Restaino, classe 1983, massone e membro della Società Adriatica di Speleologia, è uno dei più giovani ed attivi ricercatori del Timavo.
Tra i protagonisti del film della National Geographic, sa far parlare di sé in svariati ambiti ed a quanto pare, si sta facendo notare non solo nell’ambiente speleologico, ma anche in situazioni autorevoli come l’Associazione Ricerche Storiche, realtà triestina del culto massonico.
Grazie alla sua famigliarità con i “fratelli” presenti ed alla sua risaputa cultura riguardante il Reka, ha sapientemente illustrato il suo punto di vista nei confronti degli argomenti del documentario, dedicandosi non tanto alla parte puramente prosaica del tema, ma incentrandosi sulle persone che indirizzano la propria vita a cercare e studiare il Fiume Nascosto.
-La parola chiave della serata è “Ricerca”- spiega Restaino – intesa non solo come ricerca pratica delle Acque, ma come “Ricerca” di sé stessi e della Verità insita in ognuno di noi.
La grotta non dev’essere vista come uno spazio oscuro, saturo di pericoli e fatica; essa è un luogo solenne, un perfetto gabinetto di riflessione naturale.-
La serata si è conclusa in un clima di letizia e fratellanza; i presenti sono tornati a casa con il cuore più leggero, sicuri del fatto che esistono ancora dei giovani per i quali la Passione è la fiamma ed il motore dell’intelletto e della vita stessa, e che rappresentano con onestà e decoro i principi che l’Associazione Ricerche Storiche e la Società Adriatica di Speleologia portano avanti.
(Testo di Giorgia de Colle)
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| Un momento della serata divulgativa |
sabato 2 febbraio 2013
Effetto Blocher
Domenica 16 ottobre 2012 siamo scesi in Luftloch e di quest’uscita
abbiamo lasciato una breve relazione in uno specifico post.
Detta relazione finiva, però, con una frase abbastanza sibillina che
diceva: “…i nostri occhi increduli hanno avuto bisogno di qualche minuto per
abituarsi e accettare lo spettacolo unico della natura cui stavamo
assistendo…”. Si precisava, infine, che quanto prima sarebbero state pubblicate
le immagini dello strano fenomeno che abbiamo osservato.
Bene, è giunto finalmente il momento di svelare cosa abbiamo visto quel
giorno, sul fondo della Luftloch. Non l’avevamo ancora fatto semplicemente
perché non eravamo sicuri di riuscire a evidenziare in modo appropriato le forti
sensazioni provate che, trasportate dal profondo della grotta allo schermo di
un computer, potevano risultare ridotte, distorte, se non addirittura travisate.
Riprendiamo quindi il discorso facendo una breve introduzione.
Tutti sanno che, in ambiente carsico, l’acqua che cade in superficie
scende lentamente in profondità attraverso le fessure della roccia. Queste
fessure possono essere di dimensioni ridotte o possono anche essersi allargate
nel corso dei millenni, fino a diventare quelle che noi chiamiamo grotte.
L’abisso denominato Luftloch è una cavità che presenta varie
caratteristiche: come ogni altra grotta partecipa in qualche modo a trasportare
in profondità l’acqua piovana che cade in superficie, ma risente anche delle
piene del fiume Timavo sotterraneo, che quando alza il suo livello provoca
forti correnti d’aria in uscita dal suo ingresso.
Si tratta di fenomeni che di norma convivono e che, nella stragrande
maggioranza dei casi, non interferiscono l’uno con l’altro.
Vi possono essere, però, alcune sporadiche circostanze che, a causa
della concomitanza di più fattori, producono effetti strabilianti.
Domenica 16 ottobre 2012 si è presentata una di queste strane eccezioni.
La situazione era la seguente: grandi piogge in territorio sloveno avevano
portato a una piena del fiume Timavo. L’acqua si era riversata nelle gallerie
che scorrono sotto il Carso causando un rapido innalzamento del
livello delle acque sotterranee. Questo innalzamento aveva portato, in alcune
cavità che noi chiamiamo “timaviche”, alla creazione di forti correnti d’aria
in uscita dalle stesse. Flussi di una certa entità (anche se non eccezionali) erano
riscontrabili all’abisso di Trebiciano, alla Grotta di Lazzaro Jerko ed anche
alla Luftloch che, pur non avendo ancora raggiunto il Timavo (nonostante più di
dodici anni di scavi) presenta un collegamento certo con il fiume sotterraneo.
Nella stessa giornata era riscontrabile anche una notevole piovosità
localizzata su tutto il Carso, con una grande quantità d’acqua che scendeva
dalla superficie verso il basso, che nella Luftloch si concretizzava in un bel
torrentello che seguiva i pozzi e i cunicoli fino all’attuale fondo (punto in
cui si continua a scavare).
I passaggi in cui può infilarsi l’aria in pressione possono essere più
di uno, così come quelli attraverso i quali l’acqua scende in profondità, ma
all’interno di questa grotta, alla quota di circa 245 m di profondità, si vede
che il passaggio è solamente uno.
L’acqua del torrentello, dopo aver disceso pozzi e percorso cunicoli,
si gettava nel pozzetto finale di tre metri, da noi scavato allargando una
piccolissima fessura. L’aria sospinta dalla piena, saliva verso la superficie
infilandosi anch’essa nella stessa stretta spaccatura.
Era questo il punto fatidico dell’incontro dei due elementi: acqua in
discesa e aria in salita.
Detto così sembra una cosa quasi banale, ma bisogna immaginare cosa si
è presentato, in realtà, agli occhi dei due esploratori (Marco Restaino e
Massimiliano Blocher): il pozzetto quasi completamente riempito d’acqua (più di
due metri) con alla sua base una potente fuoriuscita d’aria in pressione.
La prima impressione è stata quella di un grande “idromassaggio” dove
l’acqua era sconvolta dalla furia dell’aria. Poi le immagini si sono rincorse
pensando a una buffa “lavatrice carsica”, a un “autolavaggio speleologico”… In
realtà si trattava di un grande fenomeno naturale, un delicato equilibrio fra
acqua e aria, forse unico nel suo genere e comunque veramente raro. Il forte rumore
dell’acqua che gorgogliava, le tante bolle, i sibili dell’aria, gli schizzi, i brombolii
che si potevano sentire in quel momento, quasi la vibrazione di quelle strette
pareti e la sensazione della grande forza espressa dalla natura, rimarranno per
sempre scolpiti nel ricordo dei due esploratori.
Alla fine di questa relazione abbiamo inserito un filmato che, dopo
aver vagliato tutto il materiale disponibile, è quello che rende meglio quanto
vissuto in quei momenti. Ovviamente bisogna pensare di essere a 245 m di
profondità, in un cunicolo alla base di pozzi battuti da un torrente, bisogna
immaginare il rumore, l’aria intrisa di goccioline d’acqua, la grande energia
espressa da quello che possiamo chiamare uno “scontro fra elementi”, e forse solo
così sarà possibile percepire questo fenomeno nella sua completezza.
Non sapevamo quale nome dare a quello che abbiamo visto e quindi
abbiamo deciso per una denominazione di fantasia. In onore al primo esploratore
che l’ha osservato, abbiamo deciso per “effetto blocher”. Parola dal suono
forte e adatta a ciò che vuole indicare.
In seguito abbiamo pensato a quelle segnalazioni che, nel corso del 19°
secolo, avevano riguardato alcuni punti del Carso. I “villici” locali
affermavano che, in particolari circostanze, l’acqua del Timavo sotterraneo
usciva addirittura all’esterno sul fondo di alcune doline, già conosciute per
le correnti d’aria che si sviluppavano in occasione delle piene. In realtà non
c’era nessuna risalita d’acqua (il dislivello era troppo grande) ma la pioggia,
invece di infiltrarsi nel terreno, veniva ricacciata in superficie dalla violenza
dell’aria in pressione. Anche in quelle occasioni, quindi, si manifestava il
particolare “effetto blocher”, non nelle
profondità di una grotta come lo abbiamo osservato noi, ma addirittura in
superficie.
giovedì 31 gennaio 2013
Qualche dato in più sull’aria
In data 27 gennaio 2013 sono state effettuate delle nuove misurazioni
sulle caratteristiche dell’aria presente alla Luftloch. Come già evidenziato su
un altro post, il problema di questa grotta è molto semplice: per motivi ancora
ignoti le percentuali dei vari gas presenti nell’aria “sballano” rispetto a
quelle riscontrabili in una corretta atmosfera respirabile, con grossi problemi
legati alle esplorazioni.
Ma cosa varia, quali gas sono presenti in quantità ridotta e quali in
proporzione maggiore al normale?
Le misurazioni di domenica hanno cercato di chiarire ulteriormente, per
quanto possibile, questi interrogativi.
Gli interessati possono leggere la breve relazione che abbiamo
predisposto, dalla quale emerge con chiarezza la necessità di dotarsi di
ulteriori strumenti di misurazione adatti alle particolari caratteristiche
della ricerca.
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| Misurazioni (Foto Maizan) |
domenica 27 gennaio 2013
Misurazioni alla Luftloch
La mattinata della domenica è stata dedicata a delle misurazioni
specifiche delle caratteristiche dell’aria uscente dalla grotta denominata
Luftloch.
Già si sapeva, purtroppo, che l’aria della cavità presenta un deciso calo
della percentuale di ossigeno in qualche modo proporzionato alla profondità e
le difficoltà riscontrate per scavare sul fondo l’hanno ampiamente dimostrato.
Ma se diminuiva la percentuale dell’ossigeno, come variavano le quantità
degli altri gas?
Per il momento ci siamo concentrati sull’anidride carbonica, che pensiamo
sia un elemento fondamentale per quanto riguarda l’eventuale rischio degli
speleologi, e abbiamo realizzato alcuni strumenti di misurazione specifica.
Si tratta di rilevamenti preliminari, che non permettono - per il
momento - di definire valori assoluti, ma è emerso chiaramente come, rispetto
ai valori dell’aria esterna, quando si è proceduti alla misurazione della
percentuale di anidride carbonica presente nell’aria di profondità (aria
pompata dal fondo attraverso la tubazione di estrazione forzata) i valori della
CO2 sono saliti alle stelle.
Quindi, abbiamo un’unica certezza: scendendo verso il fondo della
Luftloch, cala notevolmente la percentuale dell’ossigeno nell’aria e sale
contemporaneamente la percentuale dell’anidride carbonica.
Se sotto l’aspetto esplorativo questo rappresenta grossa difficoltà per
una progressione in sicurezza, rimane la grande incognita legata al perché questo
particolare fenomeno si presenti proprio in questa grotta.
Le ipotesi al vaglio sono tante e le ricerche continuano.
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| Durante le misurazioni (Foto Maizan) |
lunedì 21 gennaio 2013
S-TEAM in Luftloch
Che la grotta denominata Luftloch sia una cavità abbastanza difficile,
infangata e – in parte – anche pericolosa, è oramai risaputo da tutti. Questo
non toglie che, per ovvie esigenze di divulgazione, sia comunque necessario
scattare al suo interno delle buone fotografie di documentazione. Abbiamo delle
immagini risalenti alle prime esplorazioni, abbiamo una nutrita serie di foto
dei primi pozzetti (il salto iniziale, dal profilo regolare, permette alcuni
scatti di sicuro effetto), ma mancava un serio reportage di profondità.
Come risolvere il problema? Ovviamente
chiamando un esperto.
Abbiamo contattato il mitico Sandro Sedran, conosciuto e valente speleo-fotografo
e domenica 20 gennaio è stato possibile organizzare la spedizione.
Non è stata un’uscita ottimale, fuori c’era la neve, faceva freddo e il
fango in grotta era tanto, ma gli amici del S-TEAM hanno affrontato con
entusiasmo la discesa. La Luftloch non è la grotta ideale per belle fotografie
(troppo stretta, priva di concrezioni e con troppa argilla) ma, in questa
occasione, sono uscite sicuramente delle belle immagini.
Per gli interessati è possibile vedere tutte le foto sul questo blog,
dove viene descritta l’intera uscita.
Da parte nostra un grazie a Sandro e a tutto il fantastico gruppo di foto-speleo-esploratori
dell’S-TEAM.
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| © - Sandro Sedran – S.Team |
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